
Cecilia e le leggende del mare: la stanza che diventa porto
Cecilia e le leggende del mare in scena alla Sala Futura del Teatro Stabile di Catania, il 24 e il 25 marzo 2026. Il progetto rientra nel fuori abbonamento della stagione 2025–2026. La produzione è del Teatro Stabile di Catania.
Un racconto tra storia, mito e memoria
Livorno settecentesca e un io narrante
L’azione è ambientata nella Livorno dei primi del Settecento. La giovane Cecilia, figlia di un mercante francese, guida lo sguardo del pubblico. La drammaturgia intreccia vicende documentate e leggende locali. Di conseguenza, i piani del reale e dell’onirico si sovrappongono. Il mare diventa luogo simbolico di attese, partenze e ritorni. La narrazione alterna leggerezza e ombre, mantenendo un registro sobrio. Così, l’identità personale si misura con la memoria collettiva.
Altri eventi a Catania
Linguaggi scenici e partitura sonora
Parole, canto e silenzi
La messinscena costruisce un flusso in cui parola e musica dialogano. La voce agisce insieme a brevi improvvisazioni cantate. I silenzi assumono funzione drammaturgica. Pertanto, gesti e ritmo definiscono le transizioni tra ricordo e immaginazione. La luce sostiene cambi di atmosfera con interventi misurati. Inoltre, i costumi evocano contesti storici senza naturalismo. Ne deriva un dispositivo che privilegia la suggestione rispetto all’illustrazione letterale.
Protagonisti e crediti artistici
Regia, interpreti e maestranze
La regia è firmata da Tanya Shelepko ed Ephraim Pepe. In scena Alessandra Donati nel ruolo di Cecilia ed Edoardo Bacchelli come Scrittore. Le luci sono curate da Ephraim Pepe. I costumi sono di Capricci di Carnevale di Gabriella Panciatici. La produzione è del Teatro Stabile di Catania. La scheda evidenzia responsabilità artistiche e tecniche. Così, i crediti risultano chiari e verificabili.
Temi e riferimenti culturali
Mare, attese e autorialità del personaggio
Il testo interroga la fragilità della memoria e la costruzione dell’io. Cecilia rivendica autonomia narrativa, con un dialogo metateatrale. Quindi, la scena esplora l’autodeterminazione del personaggio. Il mare convoca leggende mediterranee e vissuti quotidiani. Inoltre, emergono le attese delle mogli dei marinai. Il risultato è un attraversamento di storia, mito e immaginazione.

