


Il suono cambia pelle nell’ultima notte di Spring Up Close 2026. Sabato 16 maggio, alle 22, il Cinematocasa di Palermo ospita Chris Obehi con “Otiloh”, concerto che chiude il ciclo primaverile della rassegna in uno spazio costruito per l’ascolto ravvicinato. Il programma annuncia un attraversamento tra afrobeat e influenze occidentali, dentro una scrittura che tiene insieme energia ritmica, memoria e identità. Tra i brani segnalati c’è anche “Cu Ti Lu Dissi”, pagina in dialetto siciliano che chiarisce subito il senso dell’appuntamento: non una semplice contaminazione, ma un dialogo concreto tra radici diverse.
Chris Obehi arriva a questo live con un progetto che mette al centro il movimento delle lingue e dei suoni. In “Otiloh” l’afrobeat non resta una formula ritmica, ma diventa una base aperta all’incontro con timbri e sensibilità occidentali. Il richiamo a “Cu Ti Lu Dissi” sposta ancora più avanti il discorso, perché introduce il siciliano dentro una traiettoria musicale internazionale. È un dettaglio che pesa, soprattutto in una città come Palermo, dove le identità sonore si sono sempre nutrite di passaggi, approdi e trasformazioni.
La serata conclusiva conferma la linea di Spring Up Close 2026, costruita su una relazione diretta tra musicisti e pubblico. Il Cinematocasa, anche in questa edizione, ha puntato su concerti in assetto raccolto, privilegiando la distanza corta, il dettaglio esecutivo e una percezione quasi fisica dell’interplay. In questo contesto il live di Chris Obehi trova una collocazione naturale: la forza del ritmo afrobeat e l’apertura a materiali linguistici differenti possono emergere senza filtri, con quella precisione di ascolto che gli spazi più grandi spesso disperdono.
L’appuntamento è fissato per sabato 16 maggio al Cinematocasa di Palermo, con inizio alle 22. Chris Obehi chiude Spring Up Close 2026 con un concerto che promette tensione ritmica e incroci culturali ben riconoscibili, senza appoggiarsi a etichette facili. “Otiloh” sembra nascere proprio da questa necessità: tenere insieme il battito dell’afrobeat, l’apertura verso l’Occidente e una sponda siciliana dichiarata anche nella lingua. Per la rassegna palermitana è una chiusura coerente, perché riassume in una sola serata il gusto per i confini mobili e per l’ascolto vivo.
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