
Cronache d’Amore di Alex Majoli: la fotografia come resistenza
Si inaugura venerdì 19 dicembre alle ore 18.30 a Palazzo Scammacca del Murgo, in piazza Scammacca 1 a Catania, la mostra Cronache d’Amore, personale di Alex Majoli, fotografo membro di Magnum Photos. L’esposizione sarà visitabile dal 19 dicembre al 25 gennaio 2026 e raccoglie una selezione di immagini provenienti dall’archivio dell’autore, costruendo un percorso che attraversa quotidianità e conflitto senza mai separarli.
L’ingresso è gratuito e il progetto è pensato esclusivamente per il piano nobile del palazzo, in dialogo diretto con le sue sale storiche, gli stucchi e le architetture.
Il progetto
Una cronaca che parla al presente
Cronache d’Amore è un titolo che agisce come avvertimento e metafora. Non promette consolazione, ma prepara a uno sguardo frontale. Le fotografie non cercano l’eccezione, ma l’essenziale: l’amore come esperienza incarnata nei gesti, negli sguardi, nelle scelte, anche – e soprattutto – quando il contesto è segnato dalla violenza o dalla perdita.
Il riferimento ideale a Comizi d’amore di Pier Paolo Pasolini non è formale, ma metodologico: interrogare l’amore dentro la realtà, non come concetto astratto, bensì come fatto che prende corpo nelle condizioni materiali dell’esistenza.
Alex Majoli
Lo sguardo nei luoghi della sopravvivenza
Nato nel 1971, Alex Majoli è uno dei fotografi italiani più riconosciuti a livello internazionale. Dal 2001 è membro effettivo di Magnum Photos, agenzia di cui è stato anche presidente. La sua carriera è segnata da reportage realizzati in aree di forte conflitto, dove la fotografia diventa strumento per osservare i meccanismi della sopravvivenza, delle relazioni di potere e delle fragilità umane.
Nel lavoro di Majoli, la cultura è intesa come sensibilità: una capacità di connessione con ciò che è essenziale, che non rimuove il dolore ma lo attraversa, cercando senso proprio nei luoghi in cui tutto sembra mancare.
Le immagini
Amore, guerra, quotidianità
Le fotografie in mostra mostrano come l’amore possa esistere sia nella pace sia nel conflitto, assumendo forme diverse: familiari, istintive, protettive, talvolta ferite, talvolta silenziose. Emergono legami tra genitori e figli, amicizie, sguardi tra sconosciuti, gesti di cura in contesti di migrazione forzata o di guerra.
Non c’è distinzione tra ciò che è ordinario e ciò che è drammatico. Tutto appartiene allo stesso piano dell’esperienza umana. In questo senso, la fotografia diventa atto di resistenza, memoria viva e strumento per interrogare il nostro modo di stare al mondo.
