“Due dozzine di rose scarlatte”: al Garibaldi ironia e mistero
Torna in scena uno dei capisaldi della commedia brillante italiana, Due dozzine di rose scarlatte di Aldo De Benedetti, nella versione diretta da Giampaolo Romania. Lo spettacolo, con Toti Mancuso e Totino La Mantia, è in programma il 31 gennaio 2026 al Cine Teatro Garibaldi di Giarre, con turni pomeridiano alle 17:30 e serale alle 20:30, nell’ambito della Stagione Teatrale Kallipolis 2025–2026, diretta da Alfio Zappalà. Ambientata in una borghesia raffinata e ironicamente disincantata, la commedia racconta con garbo e humour gli equivoci del cuore. Tutto nasce da un gesto galante mal indirizzato: un mazzo di rose scarlatte, destinato a un’amante segreta, finisce per errore nelle mani della moglie del protagonista, dando origine a una catena di malintesi e confessioni.
Un meccanismo perfetto tra sorriso e riflessione
Giampaolo Romania costruisce un impianto scenico essenziale e preciso, dove i tempi comici e la dinamica dei dialoghi diventano il cuore del racconto. L’atmosfera elegante della commedia anni Trenta rivive con modernità, mantenendo intatta la freschezza dei personaggi e la musicalità del linguaggio. Il risultato è un meccanismo teatrale calibrato tra leggerezza e introspezione, capace di esplorare le fragilità dei rapporti di coppia e la sottile distanza tra verità e apparenza.
La coppia Mancuso–La Mantia: equilibrio e complicità
Toti Mancuso e Totino La Mantia, coppia ormai collaudata della scena siciliana, offrono un duetto comico dal tocco elegante e naturale. La loro intesa scenica restituisce la dimensione umana dei protagonisti, giocando su pause, sguardi e improvvisi scarti emotivi. Intorno a loro, un cast curato accompagna il ritmo serrato della vicenda, tra battute argute e momenti di autentica tenerezza.
La leggerezza intelligente di De Benedetti
Scritta nel 1936, Due dozzine di rose scarlatte conserva intatta la sua grazia e la sua modernità. Aldo De Benedetti, maestro nel disegnare le ambiguità del sentimento e i cortocircuiti del desiderio, firma un testo che alterna sorriso e disincanto con finezza tutta italiana. Nella regia di Romania, la commedia diventa un piccolo gioiello d’equilibrio: uno specchio gentile e ironico delle relazioni, un ritratto di coppia in cui il pubblico si riconosce, tra nostalgia e sorriso.
