


Dal domenica 10 maggio a domenica 30 agosto 2026 Gibellina affida a una mostra diffusa uno dei suoi nuclei simbolici più riconoscibili. I Prisenti di Gibellina, a cura di Cristina Costanzo ed Enzo Fiammetta, si apre al Museo delle Trame Mediterranee della Fondazione Orestiadi e si distende anche nel MAC – Museo d’Arte Contemporanea Ludovico Corrao, nel Belìce/EpiCentro della Memoria Viva e nella Chiesa Madre. Il percorso segue la vicenda dei Prisenti, lunghi drappi ricamati legati alla festa del Santissimo Crocifisso, mettendo in dialogo esemplari storici e riletture contemporanee.
Il termine prisenti significa dono, e indica un oggetto che a Gibellina ha attraversato secoli di devozione popolare e memoria collettiva. La mostra guarda a questa tradizione dalla metà del Settecento al XXI secolo, ricostruendo il passaggio da manufatto liturgico a segno identitario della città. Tra le testimonianze più preziose c’è il Prisenti della Congregazione del Santissimo Crocifisso del XVIII secolo, legato a una festa religiosa ancora molto sentita e celebrata ogni anno nella seconda domenica di maggio.

Il terremoto del 1968 aveva quasi cancellato questa pratica. Negli anni Ottanta la tradizione torna a vivere grazie all’iniziativa di Ludovico Corrao, che coinvolge la cooperativa delle donne ricamatrici di Gibellina nel progetto di ricostruzione culturale della città. Nel 1982 nasce così un nuovo Prisenti in velluto rosso decorato, in continuità con il rito religioso ma già aperto a una visione contemporanea. Da allora anche artisti come Michele Canzoneri si misurano con questa forma, trasformandola in un territorio di confronto tra arti visive, artigianato e immaginario sacro.
La mostra diffusa si inaugura domenica 10 maggio 2026 alle 12 al Museo delle Trame Mediterranee della Fondazione Orestiadi e resta visitabile fino a domenica 30 agosto 2026. La scelta di articolare il progetto tra quattro luoghi di Gibellina non è un semplice allestimento espanso: serve a riportare i Prisenti dentro il paesaggio civile, religioso e artistico che li ha generati. Ne esce un itinerario che tiene insieme devozione, ricamo, ricostruzione urbana e arte contemporanea, dentro una città che continua a leggere la propria storia attraverso le forme del visibile.
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