“Kore a Kore” a Brancaccio, nove voci rompano il silenzio
EVENTO CONCLUSO

“Kore a Kore” a Brancaccio, nove voci rompano il silenzio

Dal 18 al 20 luglio 2025, alle ore 21:00, il Centro Polivalente Sportivo “Padre Massimiliano Kolbe e Padre Pino Puglisi” a Brancaccio (Via San Ciro 23) ospita lo spettacolo Kore a Kore – Nove voci dietro la porta, un progetto artistico-sociale ideato da Gigi Borruso e Valentina Console e realizzato dal Museo Sociale Danisinni in collaborazione con il Centro di Accoglienza Padre Nostro. Vincitore del bando FUS Periferie 2025, il lavoro nasce dalla comunità stessa: donne, giovani e volontari del quartiere che, in dialogo con attori professionisti, hanno dato vita a una narrazione corale intorno al tema della violenza di genere.

Voci narrano il silenzio
Sagome e parole rivelano ferite, paura e rinascita

Lo spettacolo è costruito su testi di nove autrici e autori rappresentativi del panorama siciliano – fra cui Cetta Brancato, Beatrice Monroy, Margherita Ortolani, Pietra Selva Nicolicchia – integrati da testi e voci emerse nei laboratori teatrali condotti a Brancaccio. In scena, tre porte simboliche: dietro ciascuna un segreto, una ferita, una possibilità. Tre momenti in cui il silenzio diventa parola. Testi come “Niente di Speciale”, “Adele”, “Mi chiamo Benedizione”, “La stanza del figlio” palesano storie di violenza nascosta, di relazioni sbilanciate e di rare aperture al racconto e alla liberazione.

Dialogo tra professionisti e comunità
Attrici e partecipanti rendono il teatro spazio condiviso

Sul palco si alternano attrici professioniste come Stefania Blandeburgo, Cinzia Carraro, Francesco Cammarata, Carla Carta, Valeria D’Aquila e Dorotea Passantino e i partecipanti emersi dai laboratori del quartiere: Erina Avaro, Loredana Mattina, Rolando Pezzati e Martina Sicurello. Nove voci pronunciano storie intime, interpretando testi forti con partecipazione collettiva. Gli allestimenti di scena e costumi, curati da Valentina Console e Felicetta Ottavia Giordano, nascono dal confronto con la comunità, trasformando materiali e spazi in dispositivi di ascolto e resistenza simbolica.

Da laboratorio a rito comunitario
Un processo inclusivo ha trasformato il teatro in luogo di cura

Il percorso di creazione ha coinvolto il neonato Centro Antiviolenza “Padre Pino Puglisi”, il Museo Sociale Danisinni e il Centro Padre Nostro, incrociando laboratori teatrali, scenografici, di ascolto. I partecipanti raccontano un’esperienza trasformativa: “Durante il laboratorio ho scoperto lati di me inaspettati…Si costruisce comunità”, afferma uno dei giovani coinvolti. Il palco diventa allora spazio di memoria, cura e liberazione collettiva.

Una scena ribelle e accogliente
Il teatro diventa dispositivo simbolico e spazio di rinascita

“Kore” evoca la figura mitologica della giovane dea, rapita e rinata, simbolo di rinnovamento. Anche nello spettacolo il passo da una porta all’altra rappresenta il passaggio dal silenzio alla parola, dalla paura alla possibilità di futuro. Il progetto si ispira alla citazione di Audre Lorde: “Non era previsto che noi sopravvivessimo”, sottolineando la necessità del racconto “per ogni vittima”.

Partecipazione e fruizione
Accesso libero, età consigliata 14+, un invito a sentire racconti rivelatori

L’ingresso è gratuito fino a esaurimento posti; la visione è consigliata a un pubblico dai 14 anni. Le repliche del 19 e 20 luglio chiuderanno un rito teatrale che ha radici reali e profonde. “Kore a Kore” resta fino all’ultimo un atto di resistenza scenica, un dialogo tra le donne e i giovani di Brancaccio, il luogo dove il teatro diventa comunità e memoria condivisa.