


Dopo l’appuntamento pasquale con “Martorio”, la stagione 2026 del Teatro Ditirammu prosegue con “Liberi di ridere”, in scena il 17 e 18 aprile alle 21 e il 19 aprile alle 18.30 alla Bottega 5 dei Cantieri Culturali della Zisa, a Palermo. Scritto e interpretato da Marco Li Vigni, lo spettacolo si muove lungo un confine particolare, dove il registro comico incontra una pratica partecipativa centrata sulla risata e sul respiro. Ne emerge una proposta che guarda al teatro come esperienza condivisa e non soltanto come osservazione frontale.
Quando il monologo cerca il corpo
La comicità incontra il respiro consapevole
“Liberi di ridere” alterna momenti di narrazione comica a passaggi ispirati allo Yoga della Risata, costruendo una forma ibrida che tiene insieme racconto e coinvolgimento diretto. La scena diventa il luogo in cui la battuta, il ritmo e la relazione con la platea si trasformano in materia viva. Marco Li Vigni lavora su situazioni quotidiane e riconoscibili, affidando alla leggerezza un compito più ampio: aprire uno spazio di ascolto, di distensione, di contatto immediato con il pubblico. La risata non è soltanto effetto, ma linguaggio e struttura della performance.
Un pubblico chiamato a partecipare
La platea entra dentro il meccanismo dello spettacolo
Uno degli elementi più caratterizzanti della messinscena è il ruolo assegnato agli spettatori, coinvolti in un percorso che supera la posizione passiva della fruizione. Gli esercizi guidati di respirazione e risata si inseriscono nella drammaturgia come passaggi organici, senza interrompere il tono teatrale dell’insieme. Il dispositivo scenico si fonda così su una prossimità costante tra interprete e sala, in cui il comico assume anche una funzione relazionale. Il teatro si fa occasione per mettere in moto un’energia collettiva, misurata sul qui e ora della presenza.
Nel cartellone Ditirammu una proposta fuori registro
Tra benessere scenico e cultura della relazione
All’interno della stagione “Cu mancia fa muddichi”, “Liberi di ridere” introduce una variazione significativa, affiancando al teatro di narrazione e alla scena per l’infanzia una proposta che intreccia performance, comicità e partecipazione. La scelta conferma l’attenzione del Ditirammu per linguaggi capaci di attivare pubblici diversi, mantenendo una dimensione accessibile ma non semplificata. A Palermo lo spettacolo si inserisce così in una programmazione che continua a interrogare il rapporto tra scena, comunità e pratiche del vivere insieme.
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