
Prime italiane e concorso al Messina Opera Film Festival
La giornata del 3 dicembre del Messina Opera Film Festival si apre alle 16.00 con Dreamcatchr (2024) di Hélène Montague e John Comiskey, in prima italiana. Il lavoro esplora l’interazione tra musica, corpo e movimento attraverso soluzioni visive che dialogano con la pratica performativa contemporanea. La presenza del titolo nel festival conferma l’attenzione alle produzioni che ampliano i confini del film-opera.
Il concorso cortometraggi tra nuove voci e formati brevi
Alle 17.00 la Sala Laudamo ospita una selezione di cortometraggi in concorso. Si inizia con Carmen (2025) di Ximena Esparragoza, in prima europea, che rilegge la figura del personaggio di Bizet attraverso un linguaggio vicino all’animazione digitale e alla sperimentazione narrativa. Seguono Il vuoto di te (2025) di Stefano Zito e Medea (2022) di Giovanni Maria Currò, due progetti italiani che lavorano su registri visivi differenti per affrontare temi legati alla memoria, al mito e alla costruzione della presenza scenica. Chiude la sessione Grand Opera (2024) di Marco Napoli, in prima assoluta, che utilizza il formato brevissimo come strumento per condensare riferimenti operistici e riflessioni sul gesto musicale.
Uno sguardo critico sull’opera al cinema
Sempre alle 17.00, presso l’Università, è prevista la presentazione del volume Parmì veder le lagrime. L’opera al cinemadi Benedetto Patera. Il libro analizza la presenza del melodramma nel linguaggio filmico attraverso casi di studio e percorsi storici. L’appuntamento arricchisce la cornice teorica della giornata, ponendo in relazione ricerca accademica e programmazione audiovisiva.
Tosca e la rivoluzione della diretta televisiva
Alle 18.30 la Sala Laudamo propone Tosca a Roma (1992), diretto da Giuseppe Patroni Griffi. L’opera, realizzata in diretta nei luoghi indicati dal libretto, rappresenta uno dei progetti che hanno trasformato il rapporto tra televisione e lirica. Il film unisce narrazione, spazio urbano e struttura musicale, costituendo un riferimento centrale nella storia della regia operistica per il piccolo schermo.
Oblivion e le nuove prospettive del film-opera contemporaneo
Alle 20.30 si chiude con Oblivion (2025) di Laine Rettmer, presentato in prima italiana. Il progetto indaga la relazione tra identità, voce e presenza scenica attraverso un impianto visivo vicino all’arte performativa e ai linguaggi digitali. La scelta del titolo all’interno del festival evidenzia l’attenzione verso le nuove forme dell’opera filmica e verso autori che sperimentano strutture narrative non convenzionali.
